G .A. Bécquer
También antes,
mucho antes de la rebeliòn de las sombras,
de que al mundo cayeran plumas incendiadas
y un pàjaro pudiera ser muerto por un lirio.
Antes, antes que tù me preguntaras
el nùmero y el sitio de mi cuerpo.
Mucho antes del cuerpo.
En la época del alma.
Cuando tù abriste en la frente sin corona, del cielo,
la primera dinastìa del sueno.
Cuando tù, al mirarme en la nada,
inventaste la primera palabra.
Entonces, nuestro encuentro.
Devo chiamarlo.
Ma dove? Ho un numero di telefono vecchio di quattro anni, disattivato. Di cellulare non se ne parla nemmeno. Ho chiamato tutti i B. della guida, e sono parecchi, compresa un’autorimessa e due pizzerie.
Nessuno è il mio B.
Stefano gongola come un nano felice, l’Ostronso gli sta sulle palle, gli piace l’idea ch’io riveda Igor. Ma non è di grande aiuto nella ricerca, questa cosa sembra assurda, andavamo allo stesso liceo sino all’anno scorso, possibile che non riusciamo a rimediare uno straccio di aggancio?
Conosciamo due tipi di persone, quelli con cui abbiamo abbastanza confidenza da chiedere se ci danno il numero di Igor e che quasi sicuramente non lo hanno, e quelle che quasi sicuramente lo hanno ma non abbiamo il coraggio di chiederglielo. Anche perché Igor è fidanzato, fino a prova contraria, quindi la situazione è abbastanza imbarazzante.
Claudio!
Cla’ era uno dei suoi migliori amici, figurati se non ha il suo cellulare. Siamo troppo intelligenti. Ok.
Come lo troviamo, Claudio? :|
Il negozio di musica del fratello. Chiamiamo il 12.
- Buonasera, sono Alice, avrei bisogno di un numero di telefono. -
Sì, certo, è il 12, se mi serviva una pizza chiamavo qualcun altro. Io il telefono lo detesto, faccio quasi sembre la figura della cogliona.
- Mi può dire il cognome? -
È quasi mezzanotte, il ragazzo del call center non ha una ceppa da fare, è gentile. Per fortuna. Perché vede (dammi del tu) io il cognome non lo so. Sto cercando un negozio. Un negozio di musica. So la via. Hai presente? Quello con l’insegna gialla. No. Forse lo conosce il suo collega. Sì! E sa anche come si chiama. Ci ha comprato una chitarra. Pensavo vendesse solo cd. Siamo sicuri che stiamo parlando dello stesso negozio? Beh, sì, la via è quella. Ok, dateci il numero grazie grazissime, vi mandiamo una mail per proporvi come impiegati del mese.
Adesso non mi resta che chiamare il fratello di Cla’, farmi dare il numero di telefono di Cla’, chiamare Cla’, farmi dare il numero di Igor, chiamare Igor. Wheee, è un mondo difficile.
Il giorno successivo.
Il fratello di Cla’ mi sfotte talmente tanto che ho paura gli venga un coccolone. Pretende che gli racconti tutta la storia, tanto ci sono pochi clienti dopo Natale, e ride disperatamente. Poi mi passa Claudio. Ma se era con te in negozio, non potevi passarmelo subito? No, si stava annoiando.
- Ciao Cla’, sono Alice. -
Come sei contento di sentirmi. Secondo me non ha capito chi sono. Si ricorda della mia macchina. Era la macchina di Robert. Mi piacerebbe capire che testa ha uno che dopo quattro anni ancora ricorda la macchina del marito della madre dell’amica del suo amico. E non era né una ferrari né un dragster con le vampe sulla portiera, era una cavolo di macchina grigia. Comunque, avrei bisogno del cellulare di Igor per... bsszz shtspp.. qualche cosa. Eh? Si sente male? Sì, mi spiace, numero, dammi il numero. Grazie, ci vediamo prima o poi.
Che fatica. E adesso che posso chiamare Igor, mi trema la voce.
- Pronto, buongiorno, sono Alice C., potrei parlare con Igor? -
Sì, sempre uguale, è un riflesso pavloviano. Telefono: pronto buongiorno sono Alice. Telefono: pronto buongiorno sono Alice. Telefono: pronto buongiorno sono Alice.
- Ciao -
Voce femminile. Panico. Più panico, intendo.
- Sei un’amica di Igor? -
- Ssì -
Se abbasso ancora un po’ la voce, partono i sottotitoli.
- Mio figlio ha dimenticato a casa il cellulare, ti richiama quando torna. Alice, hai detto? -
- Ssì, grazie. Buongiorno. -
Cretino. Mi dici di chiamarti e lasci il telefono a casa. Queste disattenzioni si pagano.
Stefano, non ho voglia di vedere l’Ostronso, andiamo da qualche parte e poi gli diciamo che l’abbiamo chiamato e non l’abbiamo trovato?
- Eh Max, siamo a Framura, tu dove sei? Ma cosa, abbiamo provato a chiamarti, avevi il telefono spento. Eh, sì, eri alla Rinascente con tua mamma e il cellulare non prendeva. Peccato. Stai andando a Vercelli dai parenti? Capito. Sì, Alice è qui con me, te la passo? No, vi sentite dopo cena. Va bene, glielo dico. Ciaao. -
Grazie Ste. :)
Sta squillando il mio cellulare. Il numero non è in rubrica. Stefano, è Igor, è Igor, è troppo Igor, lo sento. E allora rispondo. Va bene! Lo faccio! Ecco!
- Alice? Sono Igor. -
Lo saaaapevo!
- Ciao, ti ho cercato oggi pomeriggio ma non c’eri ho parlato con tua mamma. -
- Ero con Stella. -
La petteneia. Uff.
- Capisco. -
Non so cosa dire. :|
- Tu sei con Max? -
- No, è via con i suoi. Sono in giro. -
- Ti va di vederci stasera? -
Come no. Dove? Quando?
Eccolo, lo vedo arrivare da lontano. Dire camminata strana, grazie a Baglioni, fa sempre un po’ pirla, però è vero, cammina troppo da scemo, sembra che non abbia l’articolazione delle ginocchia. È rimasto legnoso, anzi adesso che è così alto si nota molto di più. Bufo, veramente bufo. :)
Un abbraccio un po’ impacciato, di convenienza. Cortese ma freddo. Le prime parole:
- Ho litigato con Stella. -
Yupie! Voglio dire, mi spiace. Potevi litigarci prima.
- Alice! Ma perché abbiamo smesso di vederci? -
Perché m’hai piantata, bastardo. Cambiamo discorso, vuoi? :)












