- Alice, ho una cosa per te. -
Oh, un regalo. :)
Un libro, grazie papocchio. :)
- Non è da parte mia, è stato lasciato per te alla reception. -
Curiosità. :)
Remarque. Tre camerati.
Una parola sulla seconda di copertina: "Leggi", una firma e un biglietto da visita. Brutto cafone supponente, cosa gli fa pensare che non l'abbia letto, o che non abbia letto abbastanza o che debba decidere lui cosa io possa o non possa leggere o che cavolo di qualunque cavolo di cosa del cavolo che mi riguardi. Mi sto agitando, cammino per la stanza mulinando le braccia come un coniglietto con la duracell strafatta, sono tutta rossa e straparlo.
- Alice, perché non lo vedi per quello che è, un regalo. -
- Papà, non è un regalo, è un modo per sfottermi, per farmi venire i nervi, per umiliarmi, per... -
- Smettila, è un gesto gentile, ti ha visto leggere robaccia e ha pensato di farti una cortesia, tutto qui. -
- Non era robaccia, mii. -
- Alice basta. E non dimenticare di ringraziarlo. -
Va bene, adesso lo telefono. Posso usare "telefonare" in modo transitivo, visto che intanto non so leggere? Ci telefono. Telefonollo. Lo telefono e ce lo dico.
- Aliceeee. -
- Pronto buonasera sono Alice C., potrei parlare con il signor C.? -
- Ciao, sei la figlia di Alberto? Chiamami Manfredi. -
- Sì, grazie, ecco, vorrei ringraziarla... -
- E dammi del tu, per carità, non sono così vecchio. -
- Sì, non così vecchio, io l'avrei disturbata solo per ringraziarla... -
- Dammi del tu, Alice, quanti anni pensi che abbia? -
- Veramente non saprei, comunque non li dimostra, e grazie per il libro. -
Oh, ce l'ho fatta! :)
- Alice, me lo fai un favore? -
- Smettila di darmi del lei, mi metti a disagio. -
A disagio, lui? Io sono a disagio. :|
- Scusi, scusa, scusate (scusino? scusassero? gli coniugo tutto il verbo?), è che mi viene istintivo dare del lei agli sconosciuti. -
- Ma noi ci siamo conosciuti, io so che ti piace stare scalza e tu sai che non mi piace la pseudo letteratura orientale. Siamo abbastanza in confidenza, non credi? -
Eh, insomma. :|
Ma il disagio s'affievolisce; lentamente la telefonata perde quei tratti di rigida cortesia che ne avevano caratterizzata la nascita, e parlare diventa quasi un piacere.
- Buona serata, Alice.
Ti chiamerò, ogni tanto, quando non mi sentirò troppo vecchio per te. -
E da quella sera a Venezia, mi ha chiamato tutte le sere. Le notti. Prima di andare a dormire, a volte ore, a volte cinque minuti. A volte poche frasi, cos'hai fatto oggi? ho scritto, cos'hai fatto oggi? ho studiato. A volte storie e filosofie, altri libri, altri suoni.


















